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La commissione del concorso “PhotoeBook: fatti guardare!” ha individuato tre progetti tra i numerosi presentati alla casa editrice emuse, segnalando in particolare il lavoro di Yourself Project Team – Massini, Ricca, Zambelli – dal titolo Yourself.

Gli altri progetti indicati dalla commissione sono quelli di Umberto Dolcini, Captivi e Raffaella Scalzi, Ritratti di famiglia. Chiudo gli occhi e li riapro. In fondo sono ancora vivo.

La commissione – composta da Grazia Dell’Oro, direttore editoriale della casa editrice, Manuela Del Turco, editor, Sara Munari e Giovanni Presutti, fotografi, Paola Polvara, gallerista ha così motivato la scelta fatta:
La grande partecipazione al concorso ci ha convinto a selezionare tre lavori, diversi tra loro per approccio alla fotografia, sensibilità formale, tematiche scelte e linguaggio. Tra tutti, il progetto vincitore è Yourself del collettivo Massini, Ricca, Zambelli, dedicato al tema dell’emarginazione sociale e delle vite di confine. Le cinquanta fotografie presentate, partono da una ricerca ampia su un tema di grande rilevanza sociale e complessità che lo rendono estremamente interessante e meritevole di attenzione”.

Progetto vincitore
Yourself

di Yourself Project Team (Roberto Massini, Roberto Ricca, Cristian Zambelli)

yourself

Il progetto, sviluppatosi nell’arco di oltre un anno di frequentazione dell’ex Metallurgica Tempini, un complesso industriale dismesso nella città di Brescia, e reso possibile dalla complicità dei residenti nel farsi raccontare e nel raccontare la propria esperienza di vita all’interno della struttura, si propone di descrivere la storia della loro quotidianità, fatta di privazione e di vorticosi saliscendi emotivi, e del luogo che li ha ospitati: una sacca solida e invisibile di povertà nel cuore di uno dei capoluoghi più ricchi del nord Italia.

Progetti segnalati

1. Captivi
di Umberto Dolcini

Per il detenuto lo spazio si restringe ed il tempo si dilata. Il detenuto è privato della libertà di disporre del proprio spazio, la convivenza forzata provoca una continua invasione della propria “zona personale”, si è obbligati a rinchiudere e a comprimere le emozioni, si è barricati, oltre che dentro una cella, anche dentro la propria mente.
Attraverso le immagini il fotografo ha cercato di raccontare il carcere nelle sue varia sfaccettature: la disperazione, la noia, la solitudine o meglio la non solitudine e anche i tanti timidi sorrisi di una cittadella senza gioia.


2. Ritratti di famiglia. Chiudo gli occhi e li riapro. In fondo sono ancora vivo

di Raffaella Scalzi

Spinta dalla curiosità sulla questione “tibetana”, Raffaella Scalzi ha cominciato a viaggiare in Ladakh e a scontrarsi con la realtà delle famiglie tibetane in esilio in India del Nord da 55 anni.
La vita va avanti in questa terra arida e inospitale a oltre 3000 metri d’altitudine.
Il progetto si compone di una serie di ritratti posati, semplici come se ne trovano in tutte le case.
Le cornici, tutte rigorosamente bianche, servono ad esaltare i colori dei volti e delle espressioni dei membri delle famiglie.
Ogni singolo scatto è stato strappato e ricomposto con del nastro cicatrizzante a simboleggiare la ferita ancora aperta e difficilissima da rimarginare che affligge questa popolazione.