La storia del migrante in mongolfiera
Mentre il Sudan entra nel suo quarto anno di guerra civile nell’indifferenza del mondo e nessuno conta i morti a centinaia di migliaia seguiti alla rivoluzione democratica e pacifica che aveva deposto il dittatore Omar al-Bashir, ai lettori italiani arriva infine la voce ammaliante di uno dei suoi scrittori più bravi. Il corvo che s’innamorò di me, di Abdelaziz Baraka Sakin, originario del Darfur, non racconta la guerra, che non ha visto (è in esilio in Europa dal 2012). Racconta la storia di Nour, un giovane sudanese fuggito insieme al suo amico d’infanzia.
Articolo di Lara Ricci
Cronache letterarie tra città di plastica e autostrade di bitume: tre libri
La Maquette del Cairo, di Tareq Imam (traduzione di Barbara Benini; emuse) è un labirinto di specchi dove la realtà e la sua copia si rincorrono fino a confondersi. Siamo nel 2045: un gruppo di artisti riceve l’incarico di costruire un modellino in scala perfetta della metropoli com’era un quarto di secolo prima. Ma il Cairo non è una città che si lascia addomesticare; è una matrioska di falsità e splendore, ricostruita da un pugno di fuggiaschi e orfani che non troveranno mai posto nelle roccaforti del potere.
Articolo di Lorenzo Mazzoni
Ziad Khaddash, Le ferite ci raccontano
Quello che Ziad Khaddash costruisce in questa raccolta di racconti è uno spazio narrativo che rifiuta ostinatamente le categorie attraverso cui siamo abituatə a leggere la Palestina. Non c’è qui la linearità della testimonianza, né l’intento della denuncia pura, né una volontà didascalica di “spiegare” l’occupazione a chi legge. Eppure, l’occupazione è ovunque. È nella struttura stessa del racconto, nei suoi vuoti, nei suoi scarti improvvisi, nei finali che sembrano quasi un punto e virgola sospeso anziché un punto e a capo.
“Senigallia, luce dell’Adriatico”: la storia di una città marchigiana è anche quella di tutta Italia
Senigallia è una terra di confine. Tra terra e mare, per la precisione quel Mare Adriatico che è stato nella storia uno spazio di delimitazione tra due polmoni della civiltà europea, Italia e Balcani; tra le province di Pesaro-Urbino e Ancona sul piano amministrativo, ma più strutturalmente tra l’Italia dei dialetti di origine gallica e quella delle parlate medio-italiche, a testimonianza di un antico retaggio di dominazioni e crocevia di popoli; soprattutto, tra storia e modernità, tra presente e passato.
Articolo di Andrea Muratore
Nel loro podcast di libri domestico, Marco Cantoni e Lisa Ceccarelli hanno parlato di Poesie della cecità di Lamia Makaddam. La conversazione mette in luce una scrittura diretta, attraversabile, e insieme l’incontro con una voce tunisina contemporanea ancora poco presente nel panorama editoriale italiano.
Uno sguardo attento, che restituisce la misura e l’apertura di questa raccolta.

PAROLA DI LIBRARIO. SCAVARE CULTURA CON LA TALPA DI NOVARA
Nella libreria La Talpa di Novara trova conferma l’assunto che sono le persone a dare senso ai luoghi. In questo caso, il formidabile team di librai che, ognuno con specifiche competenze, professionalità, garbo e capacità d’ascolto, guida il lettore nelle scelte.
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Consigliano lo struggente “Canto sottile” di Reber Yousef (emuse, €17), che dona voce alle donne yezide: «sussurrano preghiere, custodiscono preghiere, tramandano canti».
Articolo di Enza Campino

Versi di guerra: nessuno è innocente
Non è a Gaza, ma vede quella furia da una lontananza che non può velarla (abita a Barcellona) e la vive come dall’interno Samer Abu Hawwash in “Dal fiume al mare” (traduzione dall’arabo di Jolanda Guardi e Luisa Franzini).
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Ci soccorre a questo livello il poema insieme politico, di denuncia e sapienziale del più grande dei poeti paelstinesi, Mhamud Darwish, nella sua più matura fase. Basta leggere “L’effetto farfalla”, l’ultimo libro pubblicato in vita, nel 2008 (prima del postumo “Vorrei che questa poesia non finisse mai”): tradotto dall’arabo da Sana Darghmouni e Simone Sibilio, il libro potrebbe sembrare datato, superato dagli eventi (vi si parla ad esempio della guerra del Libano del 2006), ma non lo è.
Articolo di Daniele Piccini
“BLU RICORDO” di EMILIANO CRIBARI
Poeta. Fotografo. Camminatore. Con Blu Ricordo Emiliano Cribari ci consegna la sua memoria più intima e profonda, perché il ricordo dell’infanzia è il ricordo principe, quello che ci accompagna per tutta la vita, quello a cui, ogni volta, facciamo ritorno.
Questo libro è un taccuino di viaggio scritto e fotografato nella terra di Calabria, dall’Aspromonte al mare, tra “lucertole, ulivi, muri a secco, silenzio e sudore”. Un invito a mettersi in cammino. Un invito alla memoria. Un taccuino che l’autore ha sempre pensato letto con la musica. Dove, anzi, la voce arriva prima dell’inchiostro e la parola è detta, è cantata.
Articolo di Anna Roberto
I MAGAZZINI GENERALI NE HANNO FATTI 30, E UN NUOVO LIBRO RACCONTA LA LORO STORIA
Dare un segnale chiaro, rompere con il modello classico della discoteca. L’inizio dei Magazzini Generali, tra le leggende contemporanee di Milano, si riassume così. 1995, vecchi depositi ferroviari in disuso vengono riqualificati e trasformati in venue. Gian Carlo Soresina è alla testa dell’operazione, con lui i soci Giovanni Lanzone, Marco Garofalo, Emanuele Tessarolo e Alberto Guazzetti.
CRONACHE DAL DANCEFLOOR. Come uno spazio industriale si è trasformato nel cuore pulsante della città
Un club può diventare un pezzo di storia urbana. Per festeggiare tre decenni di musica, cultura e avanguardia, i Magazzini Generali annunciano l’uscita del libro “XXX Magazzini Generali. 1995-2025”. Edito da Emuse, il volume è un tributo necessario alla memoria, al presente e alla costante evoluzione di uno dei poli creativi più memorabili d’Italia.
7 nuovi libri appena usciti per mappare il mondo contemporaneo
Blu ricordo – Emiliano Cribari
Ci sono libri che raccontano un luogo. E poi ci sono libri che lo ricordano. Blu ricordo di Emiliano Cribari appartiene alla seconda categoria: non una guida sentimentale alla Calabria, ma una geografia intima fatta di fotografie, memorie e frammenti di paesaggio.
Le ferite ci raccontano, di Ziad Khaddash
Le ferite ci raccontano ci conduce nelle pieghe della vita quotidiana in Cisgiordania, offrendo un ritratto vivido della realtà palestinese attraverso la lente dell’immaginazione. Con una prosa limpida e diretta, che intreccia lirismo, umorismo nero ed espedienti meta-letterari, Ziad Khaddash esplora i paradossi e le contraddizioni del vivere sotto occupazione, scomponendo e ricomponendo la complessità di questa esperienza. […] Estratto letto da Marzia Puleo e Maria Luce Bondì. Musiche di Nizar Elkhater.

A Gaza, tra presenze radiose e assenze
Mahmud Darwish. Gli ultimi scritti dell’autore, editi pochi mesi prima della scomparsa e tradotti in italiano, possono essere la porta per chi vuole accostarsi al suo universo lirico.
Articolo di Filippomaria Pontani

“Parrò sempre una donna triste”
Nouri al Jarrah e Widad Nabi. Due esuli siriani narrano l’esilio oltre gli stereotipi, l’uno con riflessioni sul Mediterraneo e il rapporto tra mito greco e Oriente, l’altra cantando la femminilità.
Articolo di Filippomaria Pontani
Le ferite ci raccontano, di Ziad Khaddash
Posizionamento nella classifica redatta da L’Indiscreto “Tre volte l’anno L’Indiscreto stila, grazie a un pool di “grandi lettori” composto da critici/e, librerie, riviste letterarie, editor, traduttori/trici, giornalisti/e culturali, scrittrici e scrittori, delle classifiche librarie alternative a quelle di vendita, sulla base di una valutazione qualitativa da parte degli addetti ai lavori. Pubblichiamo oggi la Classifica di Qualità riferita alle opere straniere uscite nel 2025.”
Mahmud Darwish, L’effetto farfalla
L’effetto farfalla, pubblicato nel mese di ottobre del 2025, dalla Casa Editrice Emuse, è la prima traduzione in italiano, curata Sana Darghmouni e Simone Sibilio, dell’ultima opera pubblicata in vita da Mahmud Darwish – il massimo poeta palestinese – nel gennaio del 2008, anno della sua morte. Simone Sibilio, nella sua accurata e approfondita postfazione, traccia un’analisi scrupolosa dei 126 testi, fra prose e poesie, scritti tra le estati del 2006 e 2007, che permette al lettore di entrare nel mondo poetico di Darwish, di coglierne e apprezzare le connessioni con le opere precedenti, fra innovazioni e permanenze di tratti e contenuti. Un libro davvero prezioso per conoscere una delle voci poetiche più alte del nostro tempo.
Nouri al Jarrah, poeta siriano, ha fatto dell’incontro mitico tra Oriente e Occidente il suo tratto distintivo
Questo breve volume, Il serpente di pietra, è stato pubblicato da Emuse e tradotto da Gassid Mohammed, traduttore e poeta a sua volta. Per Jarrah, il dato costante è la ricerca delle risposte nella mitologia antica, greca e romana. Le figure reali, Regina e Barata, diventano così anche simboli nell’eterna storia delle migrazioni. Qui non c’è lo scontro ma l’incontro fra un uomo “dalla pelle olivastra” e una donna “bianca”. C’è l’amore, forte e eterno, che spinge un uomo con la pelle bruciata da un sole lontano a incidere parole d’amore su una lastra di pietra dimenticata per quasi duemila anni, lungo quel “serpente di pietra” che ha diviso il mondo costruito dai romani da quello dei celti. “Com’ero io? / Quale forma aveva il mondo / prima che tu arrivassi, / e ti vedessero i miei occhi? / Prima che il tuo piede in catene / tenesse prigioniero il mio cuore?“.
L’invito è quello di scoprire la voce di al Jarrah che ha fatto dell’incontro fra le due sponde, attraverso la mitologia, il tratto distintivo e che oggi ci parla di una storia d’amore impossibile. Eppure esistita davvero. Al Jarrah sarà presente l’11 luglio al Festival Armonie del Mediterraneo a Lecce.
Articolo di Shady Hamadi
Il libro degli assenti
In questa raccolta, intensa e visionaria, Raed Wahesh ci offre una poesia che cerca la radice invisibile dell’esistenza, come uno sciamano che ascolta la voce della natura per tradurne i misteri. Nelle sezioni che si susseguono come tappe iniziatiche – dall’inverno berlinese ai deserti interiori, dal vento che penetra la carne alla pietra che conserva la memoria – si va costruendo una geografia dell’assenza. In essa, ogni essere, ogni perdita, ogni trasformazione è segno e messaggio da decifrare. Centrale nella ricerca è il tema della morte, vista non come fine di tutto, bensì come compagna dell’essere umano nella circolarità dell’esistenza.
Le ferite ci raccontano, di Ziad Khaddash
Le ferite ci raccontano è una raccolta di racconti brevi – alcuni anche solo una o due pagine – in cui l’autore narra la vita dei palestinesi in Cisgiordania, più precisamente nella città di Ramallah, o nel campo profughi di Jalazone dove vive – dopo che la sua famiglia fu costretta a lasciare il villaggio di Beit Nabala durante la Nakba del 1948.
Sono frammenti di memoria, di vita, piccoli rapidi scorci che cercano di presentare ai lettori la quotidianità della vita sotto l’occupazione israeliana. Esperienze umane che possono essere simili alle nostre, fatte di amore, sogni, lavoro, ossessioni, passioni, ma in un contesto di oppressione. Ricordi di infanzia, frammenti biografici e finzione. Tanti sono i personaggi che dialogano o sono osservati dall’autore e che emergono tra queste pagine: persone che cercano di amare, con la passione per la lettura o la musica, che tentano di sopravvivere in ogni modo, o che sognano una realtà diversa, o bambini che si fermano davanti a un negozio di giocattoli, ogni giorno, semplicemente a osservare qualcosa che forse è troppo distante dalle proprie possibilità. O forse, possiamo vederli come bambini a cui è stata negata l’infanzia, dovendo spesso diventare adulti troppo presto.
Khaddash intreccia realtà e finzione creando così anche vicende molto surreali, che spiazzano con certi finali.
Il palestinese Raed Wahesh e il «Libro degli assenti»
Raed Wahesh è una delle voci più intense e lucide della letteratura contemporanea palestinese. Nato a Damasco, nel 2013 a causa del conflitto siriano è stato costretto a rifugiarsi in Germania, dove oggi vive e continua la sua attività letteraria e critica. Autore di cinque raccolte di poesie e di due romanzi, nelle sue opere esplora i temi della guerra, della memoria, dell’esilio e dell’identità, intrecciando autobiografia e visione collettiva. «Ci sono tante Palestine non raccontate – ha affermato in occasione della presentazione della sua ultima pubblicazione, Il libro degli assenti. C’è quella di Gaza, sotto assedio, quella della Cisgiordania, sotto occupazione. Ci sono i palestinesi che vivono in Israele, come cittadini di serie B, oppure quelli che sono in Libano, Giordania e Siria. Un popolo diviso ma con un’unica identità. Siamo tutti uniti dalla Nakba, quando siamo stati espropriati dalle nostre case». E davanti all’impossibilità di potersi difendere, lui come altri palestinesi vede nella letteratura il nuovo modo di combattere l’occupazione. «Le migliori poesie di sempre sono incise nelle tombe. Non solo parole, ma preghiere».
L’editoria indipendenre in Italia #22. Emuse
Per questo nuovo capitolo alla scoperta delle case editrici indipendenti più interessanti del panorama Italiano abbiamo fatto quattro chiacchiere con Grazia Dell’Oro, fondatrice di emuse. Nato nel 2014, questo progetto editoriale si è specializzato in libri fotografici, saggi, manuali e cataloghi di mostre e festival e recentemente ha ampliato la propria area di interessi dando spazio alle tradizioni letterarie del Mediterraneo e del mondo arabo.
Voci di libertà: a Venezia il giornalista e poeta siriano Nouri al Jarrah
“Si pavoneggiavano negli elmi luccicanti… Li hanno travolti le piogge...”. A Venezia Nouri Al Jarrah ritrova il Levante, gli “Incroci di civiltà” del Festival di Ca’ Foscari e della sua Siria, straziata da sessant’anni di dittatura degli Assad padre e figlio. È il giorno della parola libera come sa esserlo qulla poetica. Ma lui, poeta e giornalista dissidente, l’ha pagata con l’esilio a Londra. “È un Paese variegato il mio, dalle molte appartenenze culturali e religiose. La tirannide ha fomentato per reazione l’estremismo islamista. Ma ora che è caduta, la Siria supererà i conflitti“.
Nouri Al Jarrah confida nell’Unione Europea come è stata finora, uno spazio allargabile di diritti, di progresso sociale. Dimostra che non è impossibile nella Storia un avanzamento di civiltà; il contrario della sopraffazione. Per questo la ferocia ostentata di oggi vorrebbe stravolgerne lo spirito originario, affossarla.
Da Venezia o da Gaza, affacciati allo stesso mare ci specchiamo gli uni negli altri, dice Al Jarrah. La poesia non prende decisioni politiche, però fa spazio alla speranza. Intorno all’abisso del Mediterraneo molte voci arabe traboccano di bellezza, di splendore. E alla fine prevarranno.
Mahmud Darwish, Vorrei che questa poesia non finisse mai

















